Carpignano Sesia (NO): S. Maria di Lebbia

Una chiesa romanica lungo la strada Biandrina

Una chiesa romanica, dalla forma curiosa e sproporzionata, in aperta campagna lungo l’antica “strada Biandrina”, la riconoscete? Beh certo, ho scritto il nome qui sopra!

Ma la sua struttura sgraziata e un po’ goffa è legata a fatti mooolto lontani nel tempo e nei luoghi…

Opel Rekord E1 2.0E Chiesa romanica

A prima vista la chiesa è brutta, c’è qualcosa di sbagliato, dis-armonico e sformato. Sembra quasi un ritratto cubista di Picasso, con il viso storto, e una testa di cavallo agonizzante che spunta dalla spalla destra mentre dei toreri si battono nell’orecchio trasformato in arena…

Certo che la povera Maria non ha fatto un grande affare comprando questa sorta di cascinale con l’abside gonfiato a etanolo! Va detto che a quei tempi non c’era internet per cui riuscire ad informarsi bene sulle reali condizioni e spazi della chiesa e il bidone era dietro l’angolo…

Eppure questa chiesa di campagna, neppure poi tanto piccola, merita un’indagine più approfondita.

Abside della chiesa di S. Maria di Lebbia

sanctae Marie de Olgieto

S.Maria di Lebbia viene citata in un documento del 1184 come “sanctae Marie de Olgieto” (probabilmente la proprietaria dell’epoca). Ma io, che ovviamente non sono uno storico ma solamente un viaggiator farlocco, avendo bisogno di notizie in più da romanzare per arricchire il post, ho scoperto che il documento del 1184 non era un normale atto di vendita tra la signora di Olgieto e Miss Lebbia, bensì la bolla papale di Papa Lucio III che durante il sinodo di Verona, stanco dei continui schiamazzi notturni di Catari, Valdesi e compagnia bella, lì condanna tutti quanti come eretici, cantando la celebre frase “E’ inutile / Non c’è più lavoro / Non c’è più decoro / Dio o chi per lui / Sta cercando di dividerci / Di farci del male / Di farci annegare / Com’è profondo il mare / Com’è profondo il mare”.

Annebbiato così dalla frenesia di partecipare al Festival di Sanremo tra le nuove proposte e dai preparativi per l’imminente Terza Crociata, papa Lucio III inserisce nella bolla pure una clausola con l’inchiostro simpatico che prevedeva la cessione di numerosi beni, possedimenti e località intere al potente priorato cluniacense di Castelletto Cervo.

Chiesa romanica S.Maria di Lebbia

Il Priorato Cluniacense

Ma perchè? E soprattutto, chi erano questi clunia-cosi-quelli-lì? Un giorno, il 2 settembre 909, Guglielmo I duca d’Acquitania e di altre cose, alzandosi col piede sbagliato dal letto, convinse la moglie Ingelberga a rifare la mobilia della seconda casa che avevano a Cluny, in Borgogna. Approfittando del bonus 110%, andarono all’ Ikea di Bordeaux, comprarono un po’ di librerie Skraaavldlar e la cucina Skroost e la trasformarono in un “sobrio” monastero benedettino. Ma il buon Guglielmo, che non era certo un pirla, decise autonomamente di dare al monastero anche “l’esenzione“, ovvero la libertà da ogni forma di soggezione esterna, sia laica che religiosa, in qualsiasi campo, religioso e non; detto in soldoni, non solo ci facciamo la ristrutturazione aggratis, ma ci facciamo pure li ca… nostri (mica scemo il Guglielmo!)

In poco tempo, grazie alla notevole libertà decisionale, il movimento Cluniacense accrebbe enormemente il proprio appeal in Francia, creando prima Cluny II e Cluny III, ed estendendosi poi anche oltre confine, quindi anche qui da noi in Piemonte. Grazie infatti ad alcune donazioni di nobili locali che non volevano più pagare l’IMU sui propri feudi, i Cluny’s fondarono velocemente il Monastero Cluniancense di Castelletto Cervo, oggi in provincia di Biella (è uno dei tanti luoghi visitabili nelle domeniche del FAI).

Facciata della Chiesa di S. Maria di Lebbia

Dato che ogni chiesa che veniva annessa al brand “Cluny’s”® aveva l’esenzione, quindi era più libera nello sviluppare la riforma della Chiesa tanto cara al papato, prima Innocenzo II fece aggregare la chiesa di Carpignano Sesia, poi il suo successore papa Lucio III aggiunse al priorato numerose chiese e locations della zona, tra le quali anche S.Maria di Lebbia, che divenne nel giro di un paio di secoli molto importante, tanto da diventare la chiesa parrocchiale™ ufficiale di Carpignano.

Passano i secoli…

Noi oggi la vediamo così, con una navata unica e mega-abside “presidenziale-in-pelle-umana” posteriore. Ma secondo gli studi e alcuni documenti di visite pastorali del 1590 e 1597, S. Maria di Lebbia è totalmente diversa e molto più grande, con due navate, con due altari e due absidi! Nel documento del 1597 si precisa che le due navate erano divise da pilastri in muratura, e che le condizioni della chiesa erano però molto precarie.
Grazie all’intervento di un famoso chirurgo estetico newyorkese la chiesa venne totalmente restaurata nel 1681, abbattendo la navata laterale sul lato nord e la relativa abside e consolidando le pareti. La navata centrale rimane identica, i grossi archi a sesto acuto risalgono a prima del XVI° secolo.
Il materiale avanzato viene forse utilizzato per gonfiare l’abside superstite siliconandolo a dovere fino a 6 metri di diametro… praticamente una sesta coppa C (senza fonte).

Interno Chiesa sedie

La chiesa era chiusa ma grazie ai miei potenti mezzi (ho appoggiato il cellulare alla finestra della facciata) ho potuto fotografare l’interno. Come si vede qui sopra ci sono i grossi archi che sostengono l’unica navata, la decorazione della cupola absidale è ottocentesca. Sotto l’intonacatura ci sono tracce di affreschi di origine romanica, tra cui San Pietro sul muro meridionale e San Francesco che riceve le stimmate vicino all’ingresso laterale. Dalle informazioni che ho trovato in rete, risulta che ogni 16 luglio la chiesa viene aperta.

La chiesa oggi

I lavori di restauro hanno tolto quel fascino al luogo, che ha perso via via di importanza con l’ascesa di altri luoghi di culto, meno isolati e più centrali. L’ultimo documento che cita S.Maria di Lebbia risale infatti al 1763, dove viene nominata “S. Maria a Orgetto” poi dopo più nulla.

La storia di Miss Lebbia termina dunque un po’ in sordina, relegata ad una modesta e frugale vita campagnola. Rimane uno dei luoghi da visitare lungo l’itinerario artistico e storico dell’antica “via Biandrina”. I numerosi castelli e chiese, sono fieri testimoni della storia medievale di queste zone.

Chiesa Lebbia

DOVE DORMIRE:
Bene, anche per oggi è tutto. Vi propongo i 3 bnb pescati a caso in zona. Oggi abbiamo un monolocale in casa storica a Ghislarengo, un bilocale nel verde di Fara e una stanza privata in casa d’artista presso Cascina Galoppa.

Clòppete clòppete cloppète… e arvëdse a lunedì prossimo che, vi anticipo già, tratterà paesi fantasma… u-uuu-uuu-u-u-uuuuuu (onomatopea della sigla di X-Files)

COME ARRIVARE:
Località: Carpignano Sesia (NO). In via S. Martino, a Nord del paese lungo la strada che porta a Ghemme.
Parcheggio disponibile nei pressi della chiesa lungo una strada sterrata lì a fianco

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