Il ricetto di Viverone (BI)

Quindi dopo il ricetto di Candelo, di Ghemme, di Magnano, di Carpignano… c’è pure un ricetto a Viverone? Ma la stessa Viverone del lago? Proprio così! Molto molto piccolo e in parte ammodernato ma c’è, ed è pure in una splendida posizione panoramica, in mezzo ai vigneti. Oggi, con le cartoline in bianco e nero del giovedì lo andiamo a vedere.

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Siamo infatti nella zona più elevata del paese, esattamente all’opposto del lungolago dove frotte di persone di accavallano a passeggiare ogni domenica. Sulla sommità della collina ci sono ancora i resti dell’antico castello. E visto che, dove c’è un castello a volte c’è pure un ricetto, ecco spuntare tra le case e i viottoli le testimonianze di un passato molto antico.
Manco a dirlo siamo alla fine di Via al Castello (non poteva essere altrimenti). Parcheggiata la Rekord poco più in basso percorriamo i pochi metri che ci portano nel centro del ricetto di Viverone. In realtà, a parte alcune antiche costruzioni, i resti delle mura e una cappella medievale, il borgo è stato in parte ristrutturato in quanto abitato tutt’oggi.

Non mancano però gli elementi antichi che contraddistinguono il ricetto: resti della cortina muraria, in pietre disposte a spina di pesce e della torre angolare del castello. La struttura è molto semplice: un impianto quadrato con una via ad anello e due vie che lo intersecano perpendicolarmente. La torre di nord-est è l’unica superstite delle tre torri originarie.

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Anche se tutta l’area è abitata fin dal tempo dei romani (e pure prima) è in epoca medievale che Viverone si trasforma in un nodo nevralgico grazie alla sua posizione: lungo la via Francigena, vicino ad un lago che aggiunge sostentamento e ricchezza grazie alla pesca.

Nel 1145 è documentato un castrum mentre nel 1405 il borgo viene riedificato con scopi agricoli e residenziali. Amedeo VIII di Savoia concede infatti alla popolazione locale il permesso di fortificare la zona retrostante il castello. Agli inizi del XV secolo infatti, in seguito alle lotte tra Vercelli e Ivrea per il predominio territoriale, gli abitanti di Viverone si legarono ai Duchi di Savoia consegnando loro il castello e ricevendo in cambio il beneficio di proteggere la zona, già martoriata dal passaggio di Facino Cane, nemico di Amedeo VIII. (Un piccolo assaggio di Facino Cane lo trovate qui, nel post dedicato al castello di Cerrione, non molto lontano da quello Viverone).

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Oltre alle tracce che si sono conservate all’interno del ricetto di Viverone, sopravvissute alle trasformazioni e al tempo, c’è un piccolo oratorio medievale.
E’ quello dedicato a S. Giovanni Battista, che nasce nel XII secolo e conserva affreschi cinquecenteschi di scuola vercellese. Purtroppo l’ho trovato chiuso ma penso che si possa visitare, mi informerò. Anche il piccolo oratorio subisce varie trasformazioni nel tempo ma gli affreschi sono ancora ben visibili.

Tra l’altro, da poco tempo, non molto lontano da qui c’è anche la nuova Panchina Gigante, la numero 187, per cui una gitarella tra i vigneti a vedere il ricetto di Viverone merita proprio

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