Volpedo (AL) – Cartoline dal Piemonte

La terra del Quarto Stato

Ohh! Finalmente Volpedo! Era da tempo che ci volevo andare, la pieve di S. Pietro mi attirava da tempo e approfittando di un weekend con gli amici opelisti in quel di Parma, abbiamo fatto un lungo giro attraversando un po’ di borghi dal Piemonte all’Emilia (se vi capita andate a Castell’Arquato che merita assolutamente, anche se non è in questa regione).

Dunque le cartoline sbiadite di oggi arrivano da Volpedo e dal suo centro storico. Ovviamente la pieve di S. Pietro la tratterò a parte in un altro post. Qui invece diciamo quattro parole sulla città che, come probabilmente molti già sanno, ha dato i natali al celebre artista Giuseppe Pelizza… da Volpedo, appunto.

Pelizza da Volpedo

Già temo, qualcuno oserà dire… “e chimminchiaè ‘sto Pelizza?!?!”

Beh, questo non è certo il luogo per fare pipponi sulla storia dell’arte ma sono certo che se vi mostro questo quadro, anche i più accaniti frequentatori del nulla cosmico lo riconosceranno.

Volpedo-Quarto-Stato
Il Quarto Stato di Giuseppe Pelizza da Volpedo

Ebbene sì, ecco il celebre “Quarto Stato”, o meglio una sua riproduzione, che campeggia sulla parete dell’ omonima piazza del centro storico di Volpedo (l’originale si trova presso il Museo del Novecento a Milano, in Piazza del Duomo, altro Museo che consiglio vivamente di visitare).

Il quadro viene presentato nel 1901 ma già da alcuni anni prima Giuseppe Pelizza inizia a lavorare a questo progetto di opera a sfondo sociale. E’ interessante l’approccio “inverso” che pur rappresentando una protesta per l’aumento dei salari dei lavoratori e delle loro condizioni, non viene descritta come disordinata protesta violenta ma come incedere composto, lento ma altresì inesorabile, segno di un’intera classe sociale consapevole e determinata nel portare avanti le proprie richieste e sicuramente anche più evoluta culturalmente.

Il centro storico di Volpedo

Piazza Quarto Stato e Palazzo Penati
Piazza Quarto Stato e Palazzo Penati

Piazza Quarto Stato, già Piazza Castello, si completa con altri edifici storici come il Palazzo Guidobono-Cavalchini-Malaspina-Penati (sembra la formazione di una squadra di calcio…). Nato come luogo fortificato nella zona più elevata del castrum di Volpedo, viene trasformato successivamente in edificio signorile intorno al XVIII secolo, passando di proprietà tra varie famiglie nobili, fino all’ultima dei Penati, che si è occupata del restauro del palazzo negli anni ’90.

Poco distante un altro edificio storico, Casa Fezia, costruita tra il XVII e il XIX secolo e abitata da diverse generazioni dall’omonima famiglia che ha utilizzato una parte dell’edificio come “mascalcia” (la bottega del maniscalco che ferrava gli zoccoli degli animali). Una parte di questo caseggiato è stato rappresentato da Giuseppe Pelizza in diverse opere legate al cosiddetto “ciclo dei lavoratori” (da Fiumana allo stesso Quarto Stato).

Casa Fezia a Volpedo
Casa Fezia a Volpedo

Le mura della città

E’ chiaro che la presenza di un artista di chiara fama lega il nome della città e le sue attrattive al personaggio natìo ma il borgo di Volpedo offre anche altri scorci storici. Intanto si può passeggiare tra i viottoli e trovare una curiosa fontana azionata da un antico meccanismo a ruota perfettamente funzionante. Oppure ci si può dirigere verso la piazza principale da dove parte il tratto delle antica mura spagnole con i torrioni.

Volpedo, Piazza Libertà
Volpedo, Piazza Libertà
Le mura spagnole del centro di Volpedo
Le mura spagnole del centro di Volpedo

Quelle che vediamo oggi sono il rifacimento della fine del XVI secolo delle originali mura medievali distrutte nel 1513 dai Francesi. Volpedo infatti è stata completamente distrutta dagli abitanti di Monleale aiutati dall’esercito francese prima di passare ai Savoia e poi ai Malaspina. Il cartello turistico riporta un breve passaggio di una lettera di Pelizza da Volpedo al sindaco della città nel 1904.

“… la mura, la vecchia mura / coll’avanzo delle due torri / che fu un giorno baluardo agli antichi abitatori di Volpedo / che servì nei giorni tristi delle invasioni / che difese dai vicini e dai predatori…”

La presenza delle mura e della pieve di S. Pietro dimostra l’antica origine del borgo, già citato ben prima dell’anno 1000. Infatti già nel 965 il castrum di Volpedo fa la comparsa tra i documenti ufficiali. E indovinate un po’: a chi furono venduti pochi anni dopo alcuni beni presenti nel borgo?

Pelizza vs. Cluny’s

Ebbene sì, ai nostri amici del monastero francese di Cluny. Ve li ricordate? Ne avevo narrate storia e gloria (un po’ romanzata in realtà) in un vecchio post a proposito della chiesa romanica novarese di Lebbia. Ehhh, la lunga mano dei Cluny’s è arrivata pure qui a Volpedo!

Questo non toglie che fare due passi nel centro valga la pena se vi trovate in zona, soprattutto vale la pena per ripercorrere la vita e le opere di Giuseppe Pelizza e per visitare la pieve di S. Pietro, assolutamente da vedere, non ve ne pentirete. E prossimamente, ve la racconterò anche qui.

[Tutte le fotografie presenti in questo post sono tutelate dal diritto d’autore e non possono essere riprodotte altrove. Copyright PiemonteInOpel 2020]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *