Oratorio di San Rocco, Gaglianico (BI)

Un oratorio esagonale (+abside)

Ci stiamo finalmente avvicinando alla fine di questo nefasto #Vaffanculo2020. Allora mi son chiesto con cosa chiudere l’anno, un bel post esplosivo? Il luogo Top Year?”
L’idea era quella, poi però ho pensato che avreste approfittato delle carsiche falle della legge per scappare alla velocità della luce da casa. Avreste raggiunto gli angoli più remoti della Terra con la scusa di raggiungere la bisnonna centotrentaquattrenne a Sharm El-Sheikh, piuttosto che stare chiusi in casa a leggere il blog. Dunque ho deciso di sacrificare sull’altare pagano di S. Silvestro il post di fine anno che nessuno guarderà utilizzando come vittima predestinata il curioso Oratorio Esagonle+1 di San Rocco a Gaglianico, poco fuori Biella.

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Collaborando con il sito Chiese Romaniche e Gotiche del Piemonte, avevo notato che nella lista di luoghi ancora da censire e vedere mancava questa piccola chiesa. Pur con poche informazioni l’ho trovata facilmente sulla vecchia strada che collega Gaglianico e Sandigliano. Vista la forma interessante e l’ottimo stato di conservazione ho deciso di raccontarla qui, tanto oggi nessuno se la filerà. Non a caso, questo oratorio dalla curiosa forma praticamente esagonale, è talmente famoso che se l’aveste cercato su google maps fino a pochi giorni fa, non l’avreste mai trovato, visto che sono stato io ad aggiungercelo. Se il comune di Gaglianico volesse erigere un monumento in mio onore o darmi una medaglia al valore ovviamente accetterò di buon grado.

Storia dell’oratorio di San Rocco

A prescindere dalla devozione a San Rocco, protettore dalle pestilenze e quindi molto diffuso nei secoli addietro la pianta esagonale è tutt’altro che usuale. Ci sono centinaia e centinaia di piccoli e grandi oratori disseminati in questa regione, soprattutto lungo le strade di campagna o poco fuori i paesi. Credo che questo sia tra i pochi con questa forma geometrica, completata infine dall’abside semicircolare sul lato Nord.

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Costruito tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo, subisce un primo rifacimento e ampliamento nel XVIII. Viene mantenuto l’abside mentre viene innalzata la parte esagonale con l’aggiunta delle due finestrelle laterali. In epoca ben più recente, visto il peggiorare complessivo delle condizioni, viene completamente restaurato nel 1980. Tetto nuovo, pavimento rifatto, altare del 1982 ideale per inginocchiarsi festivi alla vittoria del mondiale in Spagna e aggiunta di un Cristo ligneo opera del laboratorio artigianale Conrad Moroder (per gli amici Giorgio) di Ortisei. Consegnato chiavi in mano così come lo vedete oggi al Vescovo che lo inaugura con un bel magnum di acqua santa millesimata a fine 1983.

Affreschi dell’oratorio di San Rocco by De Bosis

Da quel giorno dunque tutti possono anche ammirare l’unico affresco ancora presente all’interno dell’oratorio di San Rocco. La cancellata in ferro permette infatti di vedere abbastanza agevolmente la decorazione interna. La raffigurazione di origine cinquecentesca viene attribuita ai figli di Daniele De Bosis, che ormai abbiamo imparato a conoscere in questo blog. Secondo gli storici però, i figli avrebbero perso la verve artistica del padre, portando il livello qualitativo delle loro opere a un livello più basso. Nella tabella graduata utilizzata universalmente per la valutazione degli affreschi, questo viene infatti classificato “5.2”, più o meno a metà tra “mapazzonecolorato” (5.7) e “vuoichemuoro?” (4.7).

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Guardando l’opera si nota la seguente formazione. In porta, al centro, una MaDonna(Rumma?) col bambino, la cui parte inferiore viene modificata maldestramente nel’ 700 dal pittore piemontese Genta. Inorriditi dal risultato evidentemente pessimo, i committenti gli fecero sbianchettare il tutto e riportare l’affresco alle sue origini.

Un affresco calcistico…

Agli opposti si trovano i due terzini, San Paolo Maldini con in mano la spada e il libro, pronto a bucare la fascia destra e San Pietro Maroso con le chiavi per incunearsi nell’area avversaria. Interni troviamo San Sebastiano Plurittrafitto (in effetti molto criticato per le sue doti difensive da colabrodo), e Sant’Ambrogio ritratto in lussuosi abiti; secondo gli storici probabilmente aveva terminato la partita ed era già docciato e rivestito, pronto per l’aperitivo in centro.
Interessanti invece i due centrali di centrocampo visibili ai lati della Madonna: alla sua destra c’è San Rocco Infortunato che sta mostrando all’arbitro la gamba ferita dai bubboni della peste gettati probabilmente dai tifosi avversari mentre sta invocando lo 0-2 a tavolino. Accovacciato sulla sinistra c’è invece un oscuro personaggio. Questi dovrebbe essere l’oriunda mezzala della formazione, Bernardino Cridis conosciuto anche come “il cappellano dell’illustre Signore di Candelo”

Arriva il Fuffa!

C’è ancora un elemento importante nell’oratorio di San Rocco. In alto, a fianco della testa di S. Ambrogio, si nota infatti uno striscione dei tifosi recante la scritta “(Hoc) Opus Fecit Fieri V.PBR Bnar(di)nus Cridis de (M)eserano Capls Illustris Domini Candeli 1526” che praticamente spiega il mandante reale della realizzazione di quella parte di affresco: il signore di Candelo appunto, ovvero Francesco Filiberto Filava Ferdinando Frantoio Fiumarola Ferrero Fieschi, detto anche “il Fuffa” per via delle troppe F presenti nel nome.

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Il Fuffa, dopo una breve carriera nelle giovanili del S.Besso FC iniziò una notevole carriera manageriale, accaparrandosi fin da giovane le squadre pontificie di Masserano e Crevacuore. Animato da smisurate manie di grandezza, nel 1598 ottenne il titolo di Principe permettendogli di frequentare i salotti bene e pochi anni dopo sposò la WAGS Francesca Grilliet con un matrimonio solenne. Nel 1608, durante un gioval banchetto, profuse ingenti somme per fare lo sbòrone e primeggiare in sfarzo davanti agli altri nobili. Purtroppo però gli eccessi lo portarono velocemente alla bancarotta. Per risanare le proprie finanze iniziò dunque a spremere i sudditi che per protesta, dopo aver stracciato le proprie tessere del tifoso, chiesero aiuto al papa.

Ascesa e declino del Fuffa…

Nonostante le continue ammonizioni, negli anni successivi il Fuffa continua la sua politica avida e violenta fino a quando il pontefice Gregorio XV invia un suo delegato, B. Ratto S’Apprende (proprio lo stesso famoso del cor gentil), al quale tutti i sudditi notificano i misfatti del principe. L’inchiesta ufficiale porta a gravi incriminazioni per le quali il Fuffa viene obbligato a comparire a Roma per discolparsi il 15 novembre 1621.
Ma il principe Fuffa, condannato alcuni giorni dopo in contumacia e bandito da tutti gli stati Sabaudi, col cavolo che si presenta! Invia semplicemente un telegramma di giustificazione e torna a vessare i suoi sudditi.
Purtroppo la celebre “rapidità” della burocrazia italiana porta la causa a trascinarsi in vari tribunali, prima al Tar del Lazio, poi al Tas di Losanna e infine alla corte suprema di Washington, permettendo intanto al Fuffa di continuare a soverchiare i suoi sudditi fino all’insurrezione definitiva del 2 luglio 1624 a causa della quale fugge cercando aiuto altrove.

Fine del Fuffa

Dopo aver tentato di far ripartire la propria carriera nelle file del Prato Sesia, passa per Milano, Piacenza, Parma, in Val Sesia, a Novara e ancora a Milano, sempre in cerca di ospitalità e di denaro ed sempre accolto a pesci in faccia; si rifugia infine presso un suo lontano cugino Visconti a Fontanetto d’Agogna, dove muore finalmente nel 1629.

San Rocco… infortunato!

Nella parte inferiore dell’affresco è presente ancora un elemento, non meno importante, a fianco di San Rocco Infortunato: è un cagnolino che tiene in bocca una pagnotta. Secondo la tradizione, il quadrupede avrebbe sfamato Rocco quando si ammalò di peste intorno al 1370. A questo punto, avendo anche io un cane a casa, ho provato un esperimento, per misurare la vera lealtà canina: fingendomi moribondo sul divano, con la gamba penzolante cosparsa di gorgonzola ammuffita per simulare l’odore dei bubboni, ho indicato al mio cane la cesta del pane, per vedere se mi avesse portato non dico una pagnotta ma almeno una fetta biscottata… nulla, il furfante se l’è svignata con un’intera baguette in bocca lasciandomi moribondo a perire sul divano… evidentemente non ho le stimmate nè del Santo nè del Johnny.

Una Pietà, circondata da una fascia con una scritta in latino che dice “Respice Qui Transis Tu Michi Causa Doloris Nam Pro Mondi Vita Amaii Pi’ Omnis Ita MDXXV” (ovvero “volgi lo sguardo tu che passi, tu che sei per me causa di dolore dal momento che per la salvezza del mondo pio tutti amai così 1525) e dagli stemmi dei Ferrero uniti con i Challant a suggellare un bel matrimonio politico aumma aumma tra Besso Ferrero (padre del Fuffa) e Francesca Challant, chiude l’affresco dell’abside dell’oratorio.

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Insomma, questa piccola chiesa non ha certo l’importanza della cattedrale di Notre Dame ma il bello sta proprio nel percorrere con calma gli itinerari meno frequentati e prendersi qualche minuto per fermarsi a guardare qualcosa di diverso dal solito che, presi dalla frenesia della nostra solita vita, altrimenti non noteremmo nemmeno.

Informazioni

DOVE DORMIRE:
Bene, per quest’anno direi che è tutto. Anzi no, mancano i tre bnb di oggi! Per cui vi inserisco, come sempre scelti a caso, l’intero cascinale ristrutturato a nuovo di Liliana a (4.85 punti) l’appartamento superconfortevole di Alessia (4.85 punti anche iddu), tutti e due a Gaglianico e il B&B La Grangia a Sandigliano, con 4.9 punti

COME ARRIVARE:
L’Oratorio di San Rocco a Gaglianico si raggiunge facilmente. Si trova all’angolo tra Via Marconi e Via della Moglie

Adesso sì, è veramente tutto. Sfanculiamo dunque questo 2020 del menga e speriamo che l’anno prossimo quantomeno non sia peggio di questo!

Buon anno nuovo a tutti!

[Tutte le fotografie presenti in questo post sono tutelate dal diritto d’autore e non possono essere riprodotte altrove. Copyright PiemonteInOpel 2020]

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