L’ Edificio di Imbocco del Gran Canale Cavour, Chivasso (TO)

Il Gran Canale Cavour, un’ ingegnosa opera made in Italy

Potrei iniziare la storia così, tipo barzelletta: ci sono uno sfigato, un furbetto e uno un po’ stronzetto…

Oppure: questa è la classica storia di un sig. Rossi qualunque…

Scegliete voi, intanto oggi ci troviamo a Chivasso, città pendolare dell’orbita produttiva torinese. Da qui inizia il viaggio del celebre Gran Canale Cavour che raccoglie secchiate di acqua del Po e le porta dalla parte opposta del Piemonte al fiume Sesia e da qui inizia il mio racconto che vede questo splendido edificio figlio inconsapevole di un’avvincente contesa tra due litiganti, uno famoso uno un po’ meno.

Secondo voi chi ha goduto alla fine?

Imbocco Canale Cavour

Un po’ di storia…

Facciamo un piccolo passo indietro. Già intorno all’anno 1000, in Piemonte si scavavano i primi percorsi artificiali per portare l’acqua ai campi, ma solo nel XV° secolo si iniziava a pensare ad una vera e propria rete di canali e rogge ideate in maniera più organica e sistematica. Il Canale del Rotto, ad esempio, derivato dalla Dora Baltea, fu aperto fin dal 1400 dai Marchesi del Monferrato; il Naviglio di Ivrea fu scavato nel 1468 per volere di Jolanda di Savoia. Successivamente vennero aperti il Canale di Cigliano, il Naviletto della Mandria e quello di Saluggia, solo per citarne alcuni. Perchè allora costruire un nuovo canale nel Vercellese?

Di acqua lì ne arrivava a sufficienza mentre invece scarseggiava nella Lomellina (all’epoca appartenente ai Savoia) dove il fiume Sesia faceva spesso le bizze con dannose magre estive, a causa delle quali le rogge che pescavano acqua dal fiume erano insufficienti a garantire il fabbisogno idrico dei campi.

Chivasso Canale Cavour

Arriviamo così al 1842, anno in cui Francesco Rossi, dimostrando che il livello del Po sia superiore di ben 25 metri rispetto a quello del Sesia, inizia a progettare un lungo canale di ben 70 km. di lunghezza che peschi le acque dal primo fiume e le porti al secondo, attraverso un percorso ben preciso che tocchi le principali grange e le zone di coltivazione del riso, in modo da acqua a sufficienza nella Lomellina.

Francesco Rossi, il pablito delle acque…

Scusate un attimo, ma chi era Francesco Rossi? Era un umile geometra che lavorò per ben 16 anni alla tenuta di Leri dei Cavour fino a quando questa fu gestita dal padre di Camillo Benso. Con l’arrivo del Camillo, il buon Francesco Rossi pensò bene di alzare i tacchi diventando agricoltore in proprio, visto che i rapporti col Conte di Cavour erano tutt’altro che di aperta simpatia.

Così, col petto in fuori e i calcoli giusti in saccòccia, Francesco Rossi, sfondando le porte della burocrazia sabauda, porta il suo progetto prima al ministro Revel e poi al ministro delle Finanze Carlo Noè, a quell’epoca DirettoreMegaCapoAssoluto7°PianoConPoltronaInPelleUmana di tutti i Canali e le Rogge del Mooondo. Estasiato dalla dimostrazione e dai conti precisi, spinge il Rossi fin dentro il salotto del Re Carlo Alberto il quale si congratula con lui e lo esorta a mettere in pratica i suoi studi con la calorosa frase di incitamento “Brau, Francesc! Ades va a fé cost canal che poi ‘t dag mi ‘n bel premio, neh! Cerea!”

Canale Cavour

Dunque il sogno di Francesco Rossi sta per avverarsi; 5 anni di duro lavoro, perlustrazioni e rilevazioni giorno e notte nelle pianure più sperdute (cioè praticamente quello che faccio io con la povera Rekord) per diventare il padre di un’eroica, mastodontica opera di ingegno civile che gli porterà fama, soldi, donne, formediformaggio, sesso e rockenroll in tutta la Polentonia!

Già, peccato solo che… con la battaglia di Novara del 1849, gli Austriaci asfaltano totalmente Savoia, il Re Carlo Alberto saluta l’Italia con un sobrio gesto dell’ombrello, abdica e fugge a svernare per sempre in Portogallo, il Piemonte perde 0-3 a tavolino, oltre alla Lomellina e parte di Alessandria e al povero Francesco Rossi, che in fondo era solo un geometra capitato lì per portare un po’ d’acqua in qualche risaia, il Governo Provvisorio di Milano sequestra “..una grossa quantità di riso del valore di ben diciottomila lire, di cui non videro più un baiocco né egli né la sua famiglia”.

Ops…

Chiavica Canale Cavour

Ridotto sul lastrico si rivolge in ginocchio al Parlamento implorando un compenso per tutto il lavoro svolto in quegli anni e presentando una petizione per dare il via comunque al tanto agognato progetto idrico. Turbato però dall’idea di vedere l’amata tenuta di Leri divisa in due dal passaggio del nuovo canale, il Conte Camillo invita il povero Francesco Rossi in un fatidico faccia a faccia.

Dialoghi in politichese…

– Dunque me lo volete proprio dividere in due fette il mio podere? O che non vi abbia proprio nessuno scampo da codesto vostro canale? Oh bella! Sia vero, ch non lo possiate far viaggiare altrove?

– Signor Conte, non mi è fattibile trovare altra via per il mio canale; imperocché più in su incapperemmo nella Dora Baltea e dovremmo sciupare di molti danari per passarla, senza che non piglieremmo sufficiente quantità d’acqua. Più al dissotto dovremmo forare la collina di Montarolo, osso duro da rosicchiare, che ci farebbe buttare medesimamente assai quattrini, e per giunta ci torrebbe di condur l’acqua, dove maggiore ne abbiamo il bisogno.

Schiacciandosi un brufolo con il sigaro acceso, la risposta del Conte fu spruzzante:

– Il vostro canale non si farà’. 

Non si sa se il rifiuto del Camillo sia stato dettato da motivi politici, da inevitabili interessi personali o dalla diversità caratteriale con la controparte, oltretutto da lì a poco sarebbe stato assorbito totalmente dai moti rivoluzionari e dalla vita politica (anzi, in realtà già lo era). Fatto sta che il povero Rossi se ne torna casa con le pive nel sacco, finendo nell’oblio del mondo infernale delle scartoffie e della burocrazia. E praticamente senza un soldo in tasca.

Morale della favola?

Nel 1853 il Conte di Cavour, diventato intanto Ministro delle Finanze, non solo discute alla Camera l’impossibilità definitiva di realizzare il progetto del sig. Rossi giustificandola con motivazioni tecniche ed economiche, per altro tutte ribattute puntualmente dall’ideatore, ma incarica pure l’ingegnere Carlo Noè di ristudiare da capo l’intero progetto. Del resto, chi meglio di uno che si chiama Noè potrebbe occuparsi di acque, canali e tubazioni?

Cornuto e mazziato Francesco Rossi muore nel 1858, povero e dimenticato da tutti, il Conte di Cavour tre anni dopo, ma buon per lui ben agghindato in una bara di pregiata fattura.

Chivasso Canale Cavour

E il canale? Riprogettato da Noè e foraggiato da una società anonima con capitali inglesi sotto il nome “Compagnia dei Canali d’Irrigazione Italiani, Canale Cavour” vede finalmente la luce nel 1866, tra mille difficoltà economiche e finanziarie. Con i suoi 85 km. di sviluppo (15 in più anche per non calpestare la tenuta di Leri) ha aumentato la zona irrigata, portando lavoro e salari per gli operai che lo hanno costruito, miglioramenti nel campo dell’agricoltura, più ricchezza e possibilità di sostentamento per moltissime famiglie. Insomma, come direbbe Smithers: “Eccellente.”

L’edificio di imbocco, alla periferia di Chivasso, è sicuramente il simbolo di un’imponente opera d’arte applicata, che ha cambiato la vita di migliaia di persone e conserva in tutto il suo tragitto tantissimi manufatti nati per il buon funzionamento del canale che, ancora oggi, nonostante ne sia passata di acqua sotto i ponti (è il caso di dirlo), contribuisce al buon esito della vita agricola piemontese del 2021.

Monumento Noè
Monumento a Noè che percorse stoicamente il canale a tutta velocità sulla sua arca bimotore azionata dalle pedalate di migliaia di animali salvati dall’Apocalisse. Beh, forse…

Anche il tempo ha finalmente reso giustizia anche al povero sig. Rossi, a riconoscerne il sudato lavoro di progettazione, di studi e di indubbio genio, citato per primo insieme a Noè e al Conte di Cavour, nella targa commemorativa posta sulla presa d’acqua principale, divisi nella vita da opinioni molto diverse ma uniti per sempre nella storia.

DOVE DORMIRE:
Volete fermarvi a Chivasso per andare a vedere il canale? Anche oggi AirBnB mi butta lì tre posticini a caso; abbiamo la suite Barbera, nel centro storico o l’appartamento Nebbiolo, mentre chi volesse stare un po’ fuori dalla brulicante città, c’è una stanza privata da Raffaella a Castagneto Po, poco fuori.

[Tutte le fotografie presenti in questo post, comprese quelle sfuocate e quelle brutte, sono tutelate dal diritto d’autore e non possono essere riprodotte altrove. Copyright PiemonteInOpel 2020]

6 thoughts on “L’ Edificio di Imbocco del Gran Canale Cavour, Chivasso (TO)

    1. Neeskens78 says:

      esagerato! 😀 però è vero, ho scoperto tutto un retroscena che ignoravo totalmente… alla fine passano le epoche però poi l’uomo non cambia mai…

      Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *