Infernot Cinque Quinti di Cella Monte (AL)

Dal Cemento agli Infernot (seconda parte)

Terminata la fase cementizia, è ora di occuparsi di vino e dei celebri Infernot. Salutata dunque Ozzano e perlustrati altri piccoli paesi nei dintorni, Treville, Moleto, Sala, che meritano altri racconti, il mio viaggio prosegue nel Monferrato. Sono sulla strada di ritorno e decido di deviare verso Cella Monte. L’avevo segnata sui miei appunti, sia per il vino, sia per una chiesa romanica che volevo vedere. L’antica chiesa è quella di S. Quirico, ma tutto il borgo di Cella Monte merita di fare 4 passi. Rispetto ad Ozzano, Cella è sicuramente un po’ più fighetta. Senza offesa, neh… non a caso è stata inserita tra i borghi più belli d’Italia! Ok, a febbraio è grigia e umida come tutti gli altri borghi, come la ragazza delle 6 e 30 del post di ieri, tanto per capirci, ma tralasciate l’aspetto meteorologico e programmate di fare un salto in questo piccolo gioiello del Monferrato.

Infernot Cinque Quinti. Botti di vino

Cella Monte

La storia di Cella Monte risale circa all’anno Mille. Due sono le correnti di pensiero a proposito dell’origine del nome del borgo. Chi pensa sia dovuto per la presenza dei numerosi monasteri (celle) nei dintorni, chi invece per le celle vinarie scavate nella pietra fin dai primi secoli. Inevitabilmente propendo anche io per la seconda ipotesi visto che l’Infernot ha una tradizione quasi millenaria. Una cosa colpisce subito visitando il borgo: la pietra e il suo colore. Lo si può notare anche nei paesi vicini, come Moleto o Olivola, solo per fare un paio di esempi. E’ la pietra utilizzata per la costruzione di tutte le case della zona, un’arenaria di origine antichissima. Milioni di anni fa il Monferrato era invaso dall’acqua e non è raro infatti ritrovare tra le pietre microfossili di conchiglie. Chi volesse approfondire questo aspetto può visitare l’Ecomuseo della pietra da cantone e scoprire tutti i segreti geologici di questa terra.

Cella Monte però ha un padrone incontrastato: il vino. Dai sentori di boiacca e clincker si passa alle fragranze di tannini e nocciole. Dall’inferno delle miniere di cemento di Ozzano agli Infernot, luoghi quasi sacri, dove botti e bottiglie vengono adagiate e lasciate riposare, al fresco e lontano dalla luce e dal logorìo della vita moderna. Non come delle semplici cantine, anche se poi a tutti gli effetti lo sono, ma dei luoghi di culto dove conservare al meglio il nettare degli Dei.

Infernot. Inizia il viaggio sotto terra
Si scende sotto terra! Yeeeeee

“Un Infernot è per sempre” (DeBeers)

Che sarà mai, anche a casa mia c’è la cantina! Scendi una prima rampa di scale, precisa e squadrata, poi ti giri, altri 8 gradini, porta nera sulla destra e taaac! Lì in quell’antro un po’ buio e inquietante, da bambino andavo a recuperare le bottiglie di vino che sistemava mio papà. Bei tempi…

Una cantina come tante, la mia. Eh, no! l’Infernot non è così. Un Infernot è un viaggio, è una vera e propria discesa negli inferi, come Dante che a mano a mano che si sposta ad ogni girone scopre un nuovo mondo. Solo che qui le fiammate arrivano dal grado alcolico del Nebbiolo e della Barbera, mica da Caronte! Gli Infernot non sono vani regolari disegnati da un buon geometra, ognuno è diverso dall’altro, scavati a mano con sudore e fatica.
Stretti cunicoli che si alternano a impervi gradini, levigati più dal calpestìo secolare che non dal cantoniere di turno armato di bolla e filo a piombo. Attento alla trave! Occhio al gradino! Lì mettiamo il vino novello, lì le botti del 1812! Qui una volta il torchio sgnacàva gli acini, là invece c’è un pozzo che porta al centro della Terra!

Piccoli e grandi spazi dove si sistemano botti pregiate e centinaia di bottiglie a riposare per anni, in attesa del giusto invecchiamento, alla stessa stregua di quelle già pronte da stappare tutti i giorni per i turisti che si avvicendano in questo borgo e si riposano per qualche ora, sorseggiando un buon calice di rosso.

Infernot Cinque Quinti. Scale sotterranee
Infernot Cinque Quinti. Un po’ di bottiglie disposte artisticamente nella roccia scavata a mano. Passione e creatività
Infernot Cinque Quinti. Il mosto a fermentare in grossi vani ormai dismessi

Infernot Cincque Quinti

Ci sono Infernot privati e non, praticamente ogni casa ne ha uno. Immaginate come un termitaio, dove c’è vita fuori, all’esterno, ma sotto è tutto un brulicare di strette vie e passaggi nascosti. Anche qui voglio trovare un parallelismo con Man Ray. Da luoghi di utilizzo quotidiano un tempo a siti da visitare ed ammirare oggi, guidati dai proprietari che ti raccontano la storia della loro famiglia e del proprio unico e personale Infernot. Come quello del Cinque Quinti, in pieno centro a Cella Monte, dove sono stato accolto con gentilezza e trattato quasi come un amico lontano. Ho visitato la loro cantina e mi hanno pure indicato la strada per vedere l’antica chiesa romanica di S. Pietro a Olivola, proprio sopra le loro le vigne.

Infernot. Qui dentro il vino fermentava
Una piccola apertura, un buio e grande vano dove un tempo si metteva a riposare il mosto
Infernot. Bottiglioni vintage
Bottiglioni vintage oggi utilizzati come decorazione votiva

Il Cinque Quinti nasce dalla passione di cinque fratelli che hanno unito idee e sforzi per continuare la tradizione vinicola della famiglia con l’occhio giovane del nuovo millennio, rinnovandola con una sferzata decisa di modernità.

www.cinquequinti.com

Con un grande spirito creativo e imprenditoriale hanno abbinato la passione per la propria azienda all’immagine, così importante ai giorni nostri, dando vita ad un ottimo sito che vi invito a visitare. Qui trovate tutte le informazioni e le iniziative che fanno, dalle visite all’Infernot alle degustazioni, dalle visite guidate in vigna ai laboratori creativi per i più piccoli. Oggi che finalmente siamo di nuovo in zona gialla e che la stagione volge al bello, approfittatene e fate una bella gitarella nel Monferrato che, se a febbraio è grigio e umido come un po’ ovunque, in primavera torna a risbocciare e a colorarsi con le tinte della natura e del vino!

Infernot Cinque Quinti. Interno del locale
All’interno del Cinque Quinti

Ah, ovviamente mi sono portato a casa un po’ di Barbera… già scolato e finito. Mi sa che tornerò presto a fare un salto da loro

Ps. non lo stapperò alle 6 e 30 del mattino, però… non si sa mai 😉

Informazioni

DOVE DORMIRE:
Anche oggi Airbnb mi consiglia 3 posticini dove dormire, tutti nel borgo, così ne approfittate per sorseggiare vino in tranquillità senza rischiare la patente. Abbiamo l’alloggio di Fabio, e ben due spazi presso il B&B la Casaccia da Margherita.

Bene, per questo doppio tour de force è tutto. Vi aspetto giovedì con la foto sbiadita della settimana e lunedì prossimo con un nuovo luogo e un nuovo racconto.

Arvëdse!

[Tutte le fotografie presenti in questo post, comprese quelle sfuocate e quelle brutte, sono tutelate dal diritto d’autore e non possono essere riprodotte altrove. Copyright PiemonteInOpel 2020]

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