Archeologia industriale: Rolasco e Ozzano Monferrato

Dal cemento agli infernot – (prima parte)

Archeologia industriale, cemento, vino, Ozzano, Cella Monte, Rolasco…. per una volta un post diviso in due parti. C’è troppo da dire e da vedere, meglio fare un po’ per volta.

Cemento e Vino, dunque: indubbiamente un binomio che farebbe rabbrividire il più imperturbabile dei sommelier. E in effetti rabbrividirei pure io se assaggiassi un vino che sa di cemento, anche se una quindicina di anni fa, a una degustazione, ci sono andato molto vicino. Eppure ci sono luoghi nei quali abbinamenti così spericolati convivono pacificamente, su binari paralleli, vicini ma senza mai toccarsi, creando realtà molto importanti per il tessuto economico e sociale di un paese.

Nel mio girovagare eterno per il Piemonte, a metà febbraio, ho iniziato a perlustrare la provincia di Alessandria, la parte più a Nord appena dopo Casale. Lo so, non ho scelto il periodo migliore per farlo, un sabato turgido e piovigginoso, di quelli fastidiosi, perchè scende acqua a sufficienza da rendere le strade umide e scivolose ma non abbastanza da lavare come si deve la macchina. Insomma, col freddo dell’ultimo inverno che ti fende le ossa, potevo starmene a letto che avrei fatto meglio. Ma dovendomi muovere con destrezza tra lockdown imminenti, zone gialle, rosse e nere, non avevo molta scelta.

Il Monferrato

Siamo nel Monferrato, appena dopo il Po, a pochi km. da Casale. Rolasco dista 7 km dal capoluogo, Ozzano circa 10; entrambi placidamente appollaiati su una collina. A dire il vero un po’ tutta la zona è così. Un cucuzzolo un borgo e tutto intorno vigne, vigne e poi ancora vigne, come se non ci fosse un domani.
Particolare ovvio ma non trascurabile: il Monferrato è splendido da girare nella bella stagione; magari anche a settembre/ottobre quando inizia a tingersi dei colori rossastri che annunciano l’arrivo dell’autunno. E magari in una bella giornata di sole, così le foto per Instagram saranno sicuramente più vive e più attira-like.
Ecco, il Monferrato a febbraio è come una bella ragazza appena sveglia alle 6 e 30 del mattino, arruffata, senza trucco e con ancora un po’ di bavetta alla bocca. Certo potenzialmente bellissima, ma non certo a quell’ora.

La prima tappa è Rolasco. Una piccolissima frazione che non ha molto da offrire, ma qui ho un primo assaggio di quello che troverò poi ad Ozzano. Sulla collina, le testimonianze superstiti del duro mondo del cemento, siti di estrazione abbandonati e lunghe file di piloni in cemento armato. Da bambino capitava di passare da quelle parti con i miei e pensavo fossero solo vecchie linee telefoniche abbandonate. Invece erano la colonna vertebrale di un sistema di trasporto che portava la linfa grezza cementizia alle fabbriche. Reperti di archeologia industriale da vedere almeno una volta.

Rolasco (AL). Il ponte di protezione della teleferica per il trasporto del cemento
Rolasco. Piloni in cemento armato della teleferica per il trasporto del cemento dalle miniere agli opifici
Particolare di un pilone in cemento armato, avvolto dalla vegetazione

Archeologia Industriale: Rolasco e il cemento

I piloni e il ponte di protezione, costruiti nel 1937 su progetto dell’ing. A. Carlo Rizzo dalla ditta Milanese & Azzi, trasportavano la materia prima agli opifici casalesi e a quelli di Ozzano tramite questa funzionale teleferica di 4 km. La teleferica collegava le miniere sotto Rolasco direttamente ai siti di lavorazione del cemento, superando la collina in linea retta, risparmiando dunque tempo e denaro.

La giornata grigia e umida aumenta di certo il fascino decadente di queste strutture scheletriche, solitarie e dismesse da più di 60 anni; l’impianto rimase infatti in funzione fino al 1958. Pochi metri prima dei piloni, c’è anche una chiesa, quella di S. Clemente, dedicata proprio a chi, per il cemento ci ha lasciato la pelle.

la Chiesa di S. Clemente a Rolasco dedicata ai caduti nelle miniere

Un assaggio insomma, come il primo calice di vino di una lunga degustazione. Per chi volesse è una degustazione infinita: in tutta questa zona ci sono circa 80 siti visitabili, più o meno da vicino, di archeologia industriale legata al cemento di cui ad Ozzano ce ne sono almeno una decina. Tutti mappati, tracciati e spiegati attraverso pannelli guida che si possono consultare in ogni momento, o magari durante le visite guidate, quando si potranno fare di nuovo. Ovviamente ne ho visti solo una minima parte per non ubriacarmi con troppi tannini cementizi (che diàmine, dovevo guidare).

Archeologia industriale: Ozzano Monferrato

A proposito di guidare, devo ancora vedere un sacco di posti oggi, Ozzano, Treville, Moleto, Sala, Cella Monte e ne dimentico anche altri. La strada è bella stretta, chissà se di qua c’è mai passato il Giro d’Italia.
Non ho tempo per pensarci, mi fiondo giù dalla collina e arrivo a Ozzano Monferrato. Ovviamente c’è una Ozzano alta, con il suo cucuzzolo e il borgo antico e una Ozzano bassa, operosa e fumosa, qua il cemento è roba seria e oggi mi occupo di Ozzano bassa, so già dove andare: Largo Artigianato! (senza passare dal via e prendere le ventimila lire).

Qui mi aspettano una serie di edifici imponenti quanto spettrali, anch’essi, come i piloni della teleferica, scheletrici ruderi in cemento armato la cui storia affonda addirittura alla fine dell’800. Nonostante la giornata umida e fredda non mi stupisco di trovare un ragazzo che, meglio attrezzato di me, ha già scattato diverse foto al monumento per eccellenza: il cementificio ex-Milanese & Azzi.

Il cementificio ex-Milanese e Azzi a Ozzano Monferrato con le sue 6 ciminiere e l'imponente struttura
Il cementificio ex-Milanese & Azzi fotografato arrivando con la Rekord da Largo Artigianato

Largo Artigianato e Via Fontanarola

Con le sue sei ciminiere in mattoni e la notevole struttura domina incontrastato il panorama circostante ma avrebbe potuto benissimo essere usato per la copertina del disco Animals dei Pink Floyd. Oggi di proprietà di Società Italcementi, nacque su precedenti edifici adibiti alla produzione della calce idraulica.

I ruderi di una storia quasi centenaria e ormai quasi del tutto abbandonata si alternano al panorama, lungo Via Fontanarola, forse seguendo le orme degli edifici, da strada asfaltata si trasforma in carrareccia sterrata e fangosa, anche a causa della pioggia.

Edificio industriale abbandonato
I ruderi dell'ex-Cementificio abbandonato Fratelli Sosso avvolti dalla vegetazione a Ozzano Monferrato

Poco oltre i ruderi dell’ex-Cementificio abbandonato Fratelli Sosso, che vedete qui sopra, sulla sterrata sempre più fangosa ecco ancora il Pozzone Cavallera. Qui una bella targa esplicativa racconta la sua storia: ricostruito nella forma attuale tra il 1926 e il 1927 dall’Unione Italiana Cementi, rimase attivo fino al 1936 e divenne un punto di riferimento non solo dal punto di vista industriale ma anche da quello architettonico. Alto più di 25 metri, aveva due ascensori a gabbia per la risalita della marna da un pozzo profondo oltre 100 metri.

Il Pozzone Cavallera, ricostruito nel 1926/27

Ammirare scheletri di cemento armato

Mi piace pensare che ad Ozzano abbiano agito un po’ come Man Ray nel 1921. Prese un ferro da stiro, dunque un oggetto ordinario, nato con una funzione precisa, ci ha saldato una fila di chiodi belli arrugginiti e lo ha posato su un piedistallo, trasfigurandolo da oggetto di uso domestico e quotidiano ad oggetto “inutile” ormai per le camicie, ma ora per essere ammirato e contemplato, con uno sguardo e una consapevolezza diversa dal solito. Certo, una provocazione se vogliamo. Ad Ozzano non sono stati così perfidi ma hanno ripreso luoghi di lavoro quotidiano, nati con scopi ben precisi e, invece di raderli poi al suolo una volta dismessi ed abbandonati, li hanno trasformati, cercando di valorizzarli dove possibile, dando loro una seconda possibilità, quella di raccontare la propria storia attraverso la loro ingombrante e un po’ spettrale presenza.

Ma tant’è, sono un romantico e preferisco leggere questo messaggio: qui ad Ozzano ci sono il borgo, il castello e il vino, certamente. Ma sappiate che c’è anche il cemento. Da Largo Artigianato a Via Fontanarola. (potrebbero fare una versione alternativa del Monopoli). C’è stato il cemento e ora potete conoscere qualcosa di diverso del nostro paese, che a noi ha dato da vivere e purtroppo anche da morire, ma che indubbiamente ha segnato tutto il secolo scorso. Se siete appassionati di archeologia industriale o se siete semplici curiosi, scoprirete che in tutto il Monferrato abbiamo convissuto col cemento; andate al Paraboloide di Casale, o alla vecchia fornace di Morano sul Po. Da Ozzano a Trino, passando da Coniolo, Rolasco, Camino e Brusaschetto, solo per citarne alcuni.
Eh, Brusaschetto…. per quello però ci vuole un altro post, magari prossima volta.

la Rekord parcheggiata in Via Fontanarola sembra minuscola al cospetto del Pozzone Cavallera

Ora ci vuole una pausa, domani appuntamento straordinario con la seconda puntata dedicata al vino e a Cella Monte, devo digerire tutto questo cemento. Per chi volesse intanto approfondire l’argomento può consultare il sito dell’Associazione Il Cemento, che si occupa non solo della divulgazione storica ma anche della promozione di eventi e progetti sul territorio.

[Tutte le fotografie presenti in questo post, comprese quelle sfuocate e quelle brutte, sono tutelate dal diritto d’autore e non possono essere riprodotte altrove. Copyright PiemonteInOpel 2020]

5 thoughts on “Archeologia industriale: Rolasco e Ozzano Monferrato

  1. Vilma Durando- Associazione OperO Ozzano says:

    grazie per aver parlato della storia del cemento e dei nostri siti di Archeologia Industriale. La nostra Associazione ha aperto un museo dedicato proprio all’epopea del cemento, all’interno dell’ex cementificio Cementi Rossi in via Rivara,5 . Si tratta del MiCeM – Museo dei minatori e delle miniere del cemento del Monferrato casalese…peccato non averlo visitato.
    Speriamo di accoglierti presto
    Associazione OperO Ozzano (siamo anche su Facebook)

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    1. jneeskens78 says:

      ciao Vilma, Grazie a te per avermelo segnalato! Verrò sicuramente anche perchè devo ancora vedere tantissime cose da quelle parti. Devo solo organizzarmi, ma vi scriverò presto per organizzare una visita 🙂

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