Cartoline da… Carcoforo (VC)

Con le cartoline sbiadite di questo giovedì andiamo a Carcoforo, il più alto comune della Valsesia, a 1374 metri di altezza. E’ un piccolo e grazioso borgo sulla riva del torrente Egua che solca l’omonima valle raccogliendo le acque dei rii e dei tanti torrenti che scendono dalle montagne.

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Veduta di Carcoforo. Sotto a destra il torrente Egua

Non siamo molto lontani dal Monte Rosa, per lo meno in linea d’aria. La Val d’Egua è una valle parallela a quella di Alagna Valsesia, il centro montano principale e certamente più famoso. Ma Carcoforo, per la sua posizione, in una conca aperta e ariosa, l’aria e l’acqua buona e le poche auto, è una meta ideale per una gita in famiglia, ottima per staccare dalla quotidianità. Il borgo (fa parte della Grande Traversata delle Alpi) è contorniato dalle montagne, le principali il Pizzo Quarazzolo e il Pizzo Montevecchio; non arrivano ai 3000 metri ma si dispongono quasi in semicerchio a formare un’arena naturale.

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il borgo di Carcoforo. Al centro l’Arco della Buona Accoglienza, costruito nel 1734

Non a caso, nel 1991, Carcoforo è stata nominata “villaggio ideale d’Italia”. Certo, son passati un bel po’ di anni, ma il borgo non ha perso il suo fascino. Entrando in paese si possono ancora ammirare alcuni edifici che tradiscono una storia molto antica, ma anche passeggiare tra i viottoli respirando l’atmosfera montana e il profumo di qualche camino acceso.
Come molti altri paesi dell’alta Valsesia e dell’alto Piemonte, anche Carcoforo vanta un’origine walser.

I Walser a Carcoforo

I Walser sono una comunità germanica che fin dal XII secolo circa si è stanziata nell’area intorno al massiccio del Monte Rosa. La lingua walser è una variante del dialetto tedesco meridionale che, nel corso del tempo e a seconda della zona, si diversifica in ulteriori inflessioni. Nella zona di Alagna e Rimella, la variante walser è chiamata “titzschu“.

Ovviamente anche il curioso nome Carcoforo è stato studiato abbondantemente. Se nel 1383 una pergamena cita l’ Alpe “Carchoffeni” (in quel tempo abitata da una colonia walser), gli studiosi fanno risalire il nome Carcoforo al termine titzschu “chalchoufu” (cioè “spiazzi in cui veniva lavorata la calce”). Piemontesizzando il nome si otterrebbe Carcòfu, trasformato poi in Carcòforo.

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una torba di origine medievale in centro paese
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la chiesa parrocchiale del 1618

La presenza walser si nota ancora in alcuni edifici, ad esempio una grande torba tipica in legno e pietra di epoca tardo-medievale. Molti altri edifici antichi sono stati distrutti da eventi naturali importanti, come un’alluvione del 1775 e un incendio del 1863. La chiesa parrocchiale risale al 1618, costruita su una chiesetta molto più antica. Poco prima di entrare in paese, sulla sinistra si può vedere la piccola chiesetta della Madonna del Gabbio, ricostruita dopo l’alluvione settecentesca.

E visto che dal 1932 Carcoforo è raggiungibile anche in auto, approfittatene e andate a visitare questo bel borgo della Valsesia!

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