Abbazia di Staffarda, Revello (CN)

Monaci, gatti e pipistrelli dal gotico a oggi

Ehh sì, oggi calo la briscola! Mentre voi ve ne state in panciolle con i piedi a mollo al mare, io vi porto a visitare la splendida Abbazia di Staffarda, una delle più belle del Piemonte. Approfittando di una calda giornata primaverile ho caricato la Rekord con famiglia e amici e ci siamo sciroppati circa 350 km a spasso tra Saluzzo, Revello, Marene e Pollenzo, visitando un bel po’ di cosette.

L’Abbazia di Staffarda, prima meta della nostra giornata ci accoglie ancora sonnolenta intorno alle 9 del mattino, con la fortuna di girarla con calma e bene senza altri turisti intorno. Ho scattato circa 140 fotografie, ovviamente non posso metterle tutte e un po’ mi spiace, perchè è un luogo che merita davvero.

Breve historia dell’Abbazia di Staffarda

arrivando all'abbazia di staffarda
Arrivando all’abbazia di Staffarda

La costruzione di questa abbazia cistercense, in stile gotico-lombardo, inizia tra il 1135 e il 1138 e si protrae per molti anni. La chiesa di grandi dimensioni, il chiostro, le aule capitolari e i diversi locali che la costituiscono, fanno capire sia l’importanza crescente dell’Abbazia nei primi secoli, sia l’imponenza e lunghezza dei lavori, che aumentano con l’aumentare della rendita crescente del luogo.
Arrivando presto si gode subito della tranquillità e pace del luogo, ampio e ancora silenzioso… chissà se i monaci sono già all’opera o stanno ancora inzuppando un po’ di biscotti nel caffelatte prima di iniziare la giornata.

Il complesso dell’Abbazia di Staffarda
Facciata e portico della chiesa dell’Abbazia

Mentre ci prepariamo alla visita, ammirando da fuori la grande chiesa, ci sediamo per un attimo nell’antico mercato coperto dove si svolgevano i commerci. Da qui si può vedere tutto il complesso formato da edifici, per la maggior parte ancora attivi, che costituiscono la vita agricola dell’Abbazia di Staffarda. La basilica, a tre navate e tre absidi con mattoni a vista ha una facciata risalente al XVI secolo affrescata. Il portico sottostante è invece in stile gotico del XIII secolo. La sua visione lascia però spazio doveroso al primo luogo della visita: il chiostro.

il mercato coperto
il mercato coperto

Il chiostro dell’Abbazia di Staffarda


Con il suo semplice ma pulito colonnato, il piccolo giardino fiorito all’interno e i grandi locali che si sviluppano intorno, il chiostro dell’abbazia è un gioiello. I simpatici cartelli-guida suggeriscono al visitatore un naturale percorso di visita, in compagnia dei numerosi gatti, protagonisti inevitabili di molte delle foto fatte a Staffarda. Sicuramente abituati ai turisti anche loro si godono il primo sole mattutino ma, come scopriremo, non sono gli unici abitanti del luogo…

i gatti dell'Abbazia di Staffarda
i gatti dell’Abbazia di Staffarda
particolare del chiostro

Il chiostro è chiaramente il luogo di ritrovo e intervallo comune per la vita dei monaci. Dai suoi quattro lati si può ammirare l’Abbazia in tutti i suoi angoli, apprezzandone la funzionale architettura, tipica del periodo antico.

il giardino e l’abbazia
particolare del chiostro

Il refettorio

Uno degli edifici originari dell’Abbazia di Staffarda è costituito dal refettorio, dove i monaci si ritrovavano anticamente per pranzare, in rigoroso silenzio. Ricostruito nel 1700 a seguito dei danni della battaglia contro i francesi del generale Catinat nel 1690, oggi è un grande edificio di oltre 30 metri molto diverso da come era in origine che conserva però una parte di affresco antico.
In fondo al salone si trova infatti quello che resta di un’ultima cena risalente al XV secolo, attribuita al pittore Giorgio Turcotto di Cavallermaggiore. In realtà, più che un’ultima cena sembra il momento del caffè e pussa-caffè, visto che non rimane molto dell’originale affresco. Il restauro ultimato un paio di anni fa ha permesso di preservare almeno qualche personaggio superstite. Le alterazioni subite dall’edificio in passato hanno infatti cancellato la maggior parte dell’opera, che si rifà inevitabilmente all’ultima cena di Leonardo da Vinci.

refettorio dell'abbazia
interno del refettorio
Ultima Cena, affresco di Giorgio Turcotto di Cavallermaggiore

I pipistrelli di Staffarda

i simpatici cartelli-guida

Proseguendo la visita dell’Abbazia di Staffarda è possibile visitare altri locali contigui al refettorio, dove ci si rende conto della grandezza del complesso e dei suoi angoli più nascosti. A proposito di nascondigli uno di questi, per fortuna non visitabile, preserva la vita di piccoli volatili abituati alla movida notturna, sicuramente un po’ in contrasto con la sobrietà tipica monacale: i pipistrelli di Staffarda!

Come ben spiegano i cartelli illustrativi, ogni anno ad aprile, si radunano qui circa 1200 pipistrelli, suddivisi in due famiglie, Vespertilio Maggiore e Vespertilio di Blyth. I due casati trovano un rifugio protetto qui nell’Abbazia dove possono soggiornare tra una migrazione e l’altra e procreare allegramente nuovi chirotteri volanti. Una raccomandazione importante però è necessaria. Considerati molto comuni nella regione fino ai primi del ‘900, oggi sono una specie a rischio. I turisti devono dunque muoversi con calma e in silenzio, cercando di stare alla larga dal loro rifugio per non disturbare gli animali, soprattutto i piccoli pipistrelli nati, che non più fragili e in pericolo. State comunque tranquilli, che il simpatico fetore delle loro puzzette vi terranno a debita distanza…

La chiesa dell’Abbazia di Staffarda

la chiesa dell'Abbazia di Staffarda
la chiesa gotica dell’Abbazia di Staffarda

Salutati da lontano pipistrelli e gatti la nostra visita all’Abbazia di Staffarda si conclude nella grande basilica. Anche lei subisce numerosi danni durante la battaglia del 1690 ma conserva comunque un aspetto maestoso e di grande luminosità al suo interno. E’ in realtà molto spoglia. L’opera più pregiata, un grande coro scolpito si trova in parte al Museo Civico di Torino e in parte presso la chiesa di Pollenzo (che era chiusa). La sua sobrietà in termini di arredo non intacca la splendida vista d’insieme. L’ampiezza verticale tipica dello stile gotico, le grandi colonne e le volte con effetto bicolore dato dall’alternanza dei mattoni con l’intonaco danno una splendida luce e aria all’interno della chiesa. Nell’abside centrale si trova uno spettacolare polittico di Oddone Pascale da Trinità, raffigurante 8 storie del nuovo testamento, risalente al 1531-1533.

il polittico di Oddone Pascale da Trinità (1531-1533)
il polittico di Oddone Pascale da Trinità (1531-1533)
interno-abbazia-staffarda
le colonne e le volte all’interno della basilica di S. Maria

Informazioni

L’Abbazia di Staffarda è visitabile dal martedì alla domenica con orari 9 – 12.30 (ultimo ingresso ore 12) e 13.30 – 18 (ultimo ingresso ore 17.30), ovviamente bisogna essere muniti di green pass. Il biglietto intero costa 6,50 euro e li vale tutti. Per tutte le convenzioni, gli sconti e informazioni vi rimando al sito ufficiale, che include anche le informazioni per la Palazzina di Caccia di Stupinigi e la Precettoria di Ranverso e per i quali si può usufruire di un biglietto unico per visitare tutti e tre i siti ad una tariffa agevolata. Sul sito trovate tutte le informazioni

Anche per oggi è tutto. Come sempre appuntamento a giovedì con le cartoline in bianco e nero e a lunedì prossimo con una nuova avventura su Piemonte In Opel!

Arvedze!!

[Tutte le fotografie presenti in questo post, comprese quelle sfuocate e quelle brutte, sono tutelate dal diritto d’autore e non possono essere riprodotte altrove. Copyright PiemonteInOpel 2020]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *